da Luceraweb
L’ associazione “Dalla parte dei paesi” incentrata prima di tutto sui Monti dauni, con sede a Pietramontecorvino e presidenza di Gianfilippo Mignogna, a distanza di pochi giorni dalla sua costituzione, è subito partita con la prima iniziativa, rappresentata da una proposta di legge nazionale.
Si chiama “Imposta che resta”, è stata elaborata con il supporto dell’esperto di fiscalità locale Antonio Urbano Silvestre e in pratica vuole destinare ai Comuni più piccoli il gettito Imu degli immobili produttivi classificati nel gruppo catastale D, oggi riservato direttamente allo Stato, così da rafforzare l’autonomia finanziaria dei borghi e sostenere il loro futuro. Qualche giorno ha ricevuto anche il sostegno formale da parte della sezione pugliese dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani, direttamente dalla sua presidente Fiorenza Pascazio.
In particolare, è stato previsto che il gettito derivante dall’aliquota standard dello 0,76%, applicata agli immobili produttivi, venga trasferito agli enti locali classificati nell’ambito della Strategia Nazionale per le Aree Interne. L’idea è partita da questa consapevolezza: le risorse vengono generate direttamente nei territori che, anche per ragioni di giustizia ed equità, dovrebbero essere reinvestite nelle comunità dei rispettivi territorio, per sostenere servizi, infrastrutture, sviluppo economico e qualità della vita. È stato preso come esempio il gettito derivante dalla presenza di impianti produttivi a fini energetici (come gli eolici e fotovoltaici) che, pur determinando notevoli impatti in loco, oggi è quasi esclusivamente a vantaggio dello Stato.
E quindi la legge vorrebbe risolvere questo paradosso di fondo: mentre i piccoli Comuni a vocazione energetica concorrono al raggiungimento di obiettivi nazionali decisivi per la tenuta energetica, ambientale ed economica del Paese, lo Stato riconosce loro soltanto una piccolissima parte dell’Imu versata dai grandi produttori.
Invertendo il paradigma, invece, secondo i promotori le somme attribuite ai piccoli Comuni potrebbero essere utilizzate per il finanziamento delle funzioni fondamentali degli enti, per il mantenimento e il miglioramento dei servizi essenziali, per interventi di contrasto allo spopolamento e per iniziative volte a rafforzare l’attrattività e la resilienza delle aree interne. La proposta, inoltre, stabilisce che queste risorse non vengano considerate ai fini della capacità fiscale dei Comuni e non determinino riduzioni del Fondo di Solidarietà Comunale o di altri meccanismi perequativi, garantendo così un beneficio aggiuntivo e reale per gli enti interessati.
“I piccoli Comuni delle Aree interne rappresentano un presidio fondamentale per la coesione sociale, la tutela del territorio e la conservazione dell’identità culturale del Paese – ha fatto sapere il direttivo – per cui è necessario che una parte delle risorse prodotte dalle attività economiche presenti in questi territori resti a disposizione delle comunità che quotidianamente ne sostengono il funzionamento. Soprattutto in ambito energetico, e a prescindere dalle misure compensative che sono corrisposte dai produttori privati, anche lo Stato deve sentirsi chiamato a fare la propria parte e a restituire parte del valore prodotto ai territori interessati. L’imposta ‘che resta’ è il primo passo per poter fare restare nei territori fragili anche la ricchezza prodotta, i servizi necessari e gli abitanti rimasti. Dai Monti dauni vogliamo lanciare un messaggio chiaro: le Aree interne non chiedono assistenza, ma condizioni più eque per valorizzare le proprie risorse e costruire opportunità di sviluppo. Restituire ai comuni una quota del gettito generato sul proprio territorio significa rafforzarne l’autonomia e investire sul futuro dei paesi italiani”.
L’Associazione ha messo come prossimo obiettivo l’avvio di un confronto con parlamentari, amministratori locali, associazioni rappresentative degli enti territoriali e istituzioni nazionali, affinché la proposta possa tradursi in un’iniziativa legislativa condivisa e diventare uno strumento concreto di riequilibrio territoriale.
Nella foto il vicepresidente Rino Lamarucciola impegnato a Macchiagodena con i sindaci molisani che hanno partecipato ad Agrimol.

